CITLUVIT

è l’acronimo che Fosco ha fatto scrivere anche sulla lapide della sua tomba al cimitero dell’Alpe di Sant’Antonio, e significa “Cittadino Luna (in) Visita Istruzione (sul pianeta) Terra.

Era il suo modo di sentirsi nel mondo, cioè un osservatore curioso, uno studioso attento alla natura e agli uomini, ma un estraneo al mondo, capitato qui sostanzialmente con il compito di osservare, stupirsi, capire. Il concetto di CITLUVIT, ma anche quelli  fondamentali di endocosmo, esocosmo, ed altri cari a Maraini e che troviamo nei suoi scritti e nella sua filosofia di vita e metodologia di studio, sono magistralmente spiegati ne “Il taccuino dell’etnologo”, postfazione-appendice al libro “Gli ultimi pagani” BUR, 2001, pag.161-196)

Fosco Maraini (1912-2004) è una figura poliedrica nel panorama culturale italiano: alpinista, orientalista, etnologo, scrittore, poeta, fotografo, viaggiatore. Il suo pensiero racchiude un messaggio culturale portatore di valori universali di civiltà, di pace e di fratellanza tra i popoli, importante soprattutto per le nuove generazioni, in quanto memoria storica di un’epoca segnata dalle grandi dittature e dalla guerra, ma anche ricco di passione per i viaggi, lo studio delle civiltà e la ricerca etnografica, con la vivacità culturale e la libertà di pensiero che lo hanno sempre contraddistinto.

La passione per la montagna ha accompagnato Maraini per tutta la durata della sua vita: luogo ideale e simbolo, un ambiente sacro e amato, vissuto, raccontato ed esplorato, anche al seguito di importanti spedizioni CAI, fra cui le più note, sul Gasherbrum IV nel Karakorum e sul Picco Saraghrar nello Hindu-Kush. La montagna è divenuta in seguito luogo di rifugio e quiete, quando nel 1975 Maraini ha acquistato e recuperato una casa-alpeggio in località Pasquigliora, sulle pendici del monte Rovaio, all’Alpe di Sant’Antonio nel comune di Molazzana (Lucca), dove ha trascorso lunghi periodi della sua ultima stagione.