IL PROGETTO
Un Parco Culturale può essere definito come una “porzione di territorio dalle caratteristiche omogenee dove un mix di elementi naturali e umani, materiali ed immateriali, hanno la forza di evocare le sensazioni che ispirarono un autore nell’ideazione e creazione di opere artistiche, figurative o letterarie”.
La denominazione Parco Culturale, in questo progetto è stata preferita a quella di Parco Letterario per più motivazioni: la principale è che Fosco Maraini non fu semplicemente un letterato, ma anche un fotografo capace di raccontare magistralmente nei suoi libri quanto andava fotografando durante spedizioni esplorativo-scientifiche o alpinistiche, e un antropologo capace di scrivere con la stessa metodologia, trattati sugli Ainu per l’università dell’Hokkaido o il resoconto della spedizione alpinistica del CAI di Roma nell’Hindu Kush (tra Pakistan e Afghanistan) dove le note culturali-antropologiche del viaggio e dell’incontro con le popolazioni delle vallate tribali attraversate (Swat, Dir, Chitral, Bumboret) risultavano alla fine più coinvolgenti, rispetto al racconto della spedizione e della conquista alpinistica. Il libro, Paropàmiso, nella prima edizione per Leonardo da Vinci editore, del 1963, ebbe per questi motivi grande successo, traduzioni in varie lingue, e continue ristampe presso editori diversi.
La funzione del progetto di Parco Culturale può essere così schematizzata:
- identificare gli ambienti naturali e antropici omogenei che hanno caratteristiche evocative;
- dotarli delle attrezzature didattiche e dei servizi e collegamenti logistici necessari;
- organizzare la loro conservazione nel tempo perché possano continuare a trasmettere il loro messaggio;
- valorizzarli mettendo in rete il progetto, realizzandolo e diffondendolo tramite internet e pubblicazioni.
Ma come può un luogo portare oggi, un visitatore virtuale o reale ad avvicinarsi all’esperienza psicologico-spirituale quale l’ispirazione di un autore avvenuta nel passato?
Per creare questo “ponte” occorrono diversi elementi che sommati insieme, possono divenire capaci di rievocare queste sensazioni, e possono essere individuati e elencati come:
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- l’ambiente naturale;
- l’ambiente umano;
- il paesaggio;
- l’architettura;
- la lettura di un brano di un racconto, di una poesia, di una pagina particolare di un libro;
- la visione di fotografie, filmati o manifesti;
- l’ascolto dalla viva voce, in siti particolari, di testimonianze e storie.
Alcuni di questi elementi sono gli stessi che l’autore ha sperimentato direttamente – ed interiorizzato – prendendoli dalla natura, dai panorami, dai luoghi in un determinato momento o periodo storico. Sono queste le esperienze che, grazie alla sua sensibilità, sono divenuti parte della sua esperienza personale e poi fonte d’ispirazione nel generare le sue opere.
Un Parco Culturale ha il compito di catalogare e tutelare i beni materiali ed immateriali dei luoghi dell’autore (e delle sue opere) evitando il rischio che siano dimenticati, abbandonati o distrutti. Per visitare questi luoghi si deve creare, poi, una rete di percorsi sulle tracce dell’autore capaci di far rivivere al visitatore alcune delle suggestioni ed emozioni che l’autore ha vissuto negli stessi luoghi; lungo i percorsi è necessario fornire informazioni (una bacheca, attrezzature multimediali o semplicemente un tutor o una guida) in modo da spalancare – nell’ambiente e nei luoghi giusti – la porta d’accesso allo spirito dell’autore stesso o all’essenza delle sue opere.
L’importante e che il Parco Culturale sappia offrire al visitatore più motivi e più mezzi capaci di coinvolgerlo, dargli la possibilità di partecipare, interessarsi, emozionarsi e … capire.
Un Parco Culturale non si deve limitare a custodire e divulgare la letteratura attraverso i luoghi come un semplice Parco Letterario, ma pretende di salvaguardare i luoghi attraverso la cultura (letteratura o fotografia, musica o poesia, ecc.) ma può addirittura avere l’ambizione di riuscire nell’impresa inversa, cioè trasmettere cultura alle persone che casualmente incontrano il Parco Culturale e che, dopo l’esperienza vissuta camminando, guardando, leggendo, sviluppano curiosità nei confronti dell’autore o delle sue opere (è questo un effetto feedback o effetto paradosso che un Parco Culturale può portare su un territorio e verso un personaggio).
Un Parco Culturale, infine, può essere una grande opportunità per le comunità locali che, raggiunta coscienza del valore del proprio territorio, automaticamente possono sviluppare la consapevolezza che Cultura, Parco Culturale e Turismo Culturale riescono, nel medio-lungo periodo, a portare ad uno sviluppo economico e socio-culturale duraturo e sostenibile per la comunità stessa.
Un Parco Culturale è, in realtà, un formidabile motore di sviluppo basato sulle risorse rinnovabili materiali ed immateriali intrinseche al territorio stesso e di cui il Parco Culturale può divenire “mediatore” e “diffusore”, sia presso la popolazione locale che verso l’esterno (Turismo Culturale). Scuole, enti locali, operatori culturali e tutti gli operatori economici locali potrebbero avere ricadute positive da un’operazione di valorizzazione del territorio con l’istituzione/creazione di un “Parco Culturale” come quello che abbiamo immaginato e abbiamo progettato per “Le Apuane di Fosco Maraini”.
